L’Istituto di Studi Politici "S. Pio V", fondato a Roma nel 1972, ha tra le sue finalità di "promuovere e incoraggiare, in Italia e all’Estero, gli studi nelle discipline economiche ed umanistiche, con particolare riferimento a quelle storico politiche e linguistiche, nonchè ai problemi della società contemporanea" ispirando la propria attività "all’affermazione e alla difesa dei valori della civiltà , alla luce dei principi e della tradizione cristiana". (Statuto art. 1).
Nel 1986 l’Istituto ottiene il riconoscimento della personalità giuridica (DPR 10 febbraio 1986 n. 101) e nel 2003 la qualifica di "Ente di Ricerca non strumentale" (L. 23/10/2003 n. 293).
Per meglio attuare la propria vocazione all'educazione superiore, l'Istituto fonda, nel 1989 la Scuola Superiore di Lingue Moderne per interpreti e traduttori che, con il decreto del 24 settembre 2003, diviene Scuola Superiore per Mediatori Linguistici, abilitata ad istituire ed attivare nelle sedi di Roma e Ancona corsi di studio superiori per mediatori linguistici di durata triennale e a rilasciare i relativi titoli, equipollenti a tutti gli effetti ai diplomi di laurea conseguiti nelle università al termine dei corsi afferenti alla classe delle lauree universitarie in "Scienze della mediazione linguistica"; e nel 1996 la Libera Università degli Studi "S. Pio V"; realtà con le quali mantiene stretti rapporti di collaborazione scientifica e didattica.
Per la valorizzazione e diffusione della propria attività di ricerca, l’Istituto diviene socio di maggioranza della Casa Editrice APES con la quale pubblica, oltre alla propria produzione scientifica, anche il periodico trimestrale: la «Rivista di Studi Politici».
Nel 2005 potenzia la propria attività di Ricerca dando vita a tre aree tematiche: l’area storica politica; l’area giuridica economica e l’area sociale umanistica e linguistica ed istitutendo un "Bando di concorso per il finanziamento di progetti esterni di ricerca scientifica".
Nel marzo del 2006 l’Istituto riceve il riconoscimento formale dell’UNESCO mediante l’istituzione di relazioni "formali di cooperazione" con l’Organismo delle Nazioni Unite.