La e_le@rning srl si occupa di ricerca, realizzando progetti mirati di studio, analisi ed elaborazioni di dati.
La società è impegnata a sviluppare metodologie e tecniche a servizio dei processi decisionali e della programmazione in campo sociale ed economico.
L’attività di ricerca della e_le@rning srl attraverso l’impiego di specifiche figure professionali si propone di indagare e “leggere” la società nei suoi mutamenti e nelle sue tensioni sociali e nelle sue dinamiche di sviluppo.
Le attività di ricerca si rivolgono sia all’ambito pubblico che privato.
In entrambe i settori, infatti, si avverte sempre più l'esigenza di migliorare gli standard decisionali, sostituendo gli interventi basati su argomentazioni intuitive con altri fondati su conoscenze informate e scientificamente elaborate.
La attività di ricerca della e_le@rning è specializzata nell’ambito delle metodologie statistiche, informatiche e sociologiche utili ai fini decisionali e di programmazione in campo socio-economico, nonché all’utilizzo degli strumenti logico-concettuali e tecnici, in senso interdisciplinare ed operativo.
La ricerca della e_le@rning srl sviluppa le conoscenze metodologiche, le tecniche di analisi della realtà sociale, dell’opinione pubblica in ambito politico e istituzionale, dei mercati, delle valutazioni dei cittadini in rapporto al funzionamento dei servizi pubblici.
La e_le@rning srl è consapevole, infatti, che la conoscenza e l’innovazione oltre a contribuire allo sviluppo economico di un territorio ed alla sua competitività nello scenario globale, sono anche strumento propedeutico per la integrazione dei sistemi dell’istruzione, della formazione e del lavoro, che rappresentano fattori strategici per il progresso sociale e lo sviluppo culturale, professionale e umano.
Le scuole, le università , il sistema della ricerca, le agenzie formative e il sistema socio-educativo devono utilizzare i dati e le previsioni scientifiche per progettare ed attuare sistemi collaborativi ed integrati di educazione e di formazione.
La ricerca sociale e la programmazione educativa rappresentano elementi indispensabili anche per la qualità dell’offerta formativa, passando da una formazione promossa dai vari soggetti formativi ad una che è risultato di progettazione partecipata e rispondente ai reali fabbisogni educativi e formativi anche contestualizzati in specifici ambiti territoriali e/o settori di intervento.
Il sistema socio educativo richiede, quindi, la capacità di progettare e implementare processi di sviluppo e di formazione individuale, per pianificare gli interventi di consulenza d’orientamento nelle fasi evolutive e nei processi di inserimento occupazionale che siano basati su adeguate competenze la gestione delle informazioni e la loro diffusione e comunicazione, in particolare attraverso metodologie di acquisizione delle informazioni e con l’utilizzo di tecnologie informatiche e telematiche
La ricerca sociale ed operativa è inoltre indispensabile per sviluppare capacità di utilizzo di strumenti adeguati, negli interventi di orientamento, valutazione di attitudini, interessi, strategie di studio, processi motivazionali e volitivi che sono alla base della programmazione educativa e formativa con riferimento a diversi contesti: le istituzione scolastiche, gli studenti e le famiglie, il territorio etc..
Le principali ricerche svolte
2008
I progetti in corso
Presenze secolari, territorio e cultura
La presenza secolare sul territorio regionale di numerosi insediamenti religiosi fondati dai grandi ordini monastici maschili e femminili comporta la persistenza di monumenti di differente valore artistico e storico che hanno rappresentato e, non di rado, rappresentano importanti punti di riferimento non solo per gli studi storici e artistici, ma anche per la vita quotidiana delle popolazioni e delle Istituzioni locali.
Se queste, a volte, hanno finito per l’occupare a vario titolo gli stessi edifici un tempo utilizzati dagli istituti religiosi, quelle continuano a far riferimento ai luoghi di culto che a quelle strutture si riconducevano.
Con il trascorrere del tempo si va perdendo la consapevolezza di tali vicende e, a volte, si è persa la connotazione culturale dei complessi architettonici tanto che, non di rado, si assiste all’uso improprio dei beni o a progetti di recupero che potrebbero falsare definitivamente la lettura del bene e la sua valorizzazione più corretta..
Si ritiene, quindi, opportuno intervenire fornendo alla Regione, agli Enti locali, agli operatori del settore turistico un utile e adeguato supporto storico che, senza dimenticare la necessaria scientificità , consenta la conoscenza e la fruizione dei beni del patrimonio culturale e religioso pugliese.
È questa la cornice entro la quale nasce questo progetto culturale il cui obiettivo è dare visibilità e suscitare interesse nei confronti di un patrimonio culturale così peculiare anche mediante interventi editoriali che conferiscano l’evidenza necessaria a farlo divenire nuovo tematismo alternativo e al tempo stesso integrabile rispetto ai percorsi tradizionali.
La realizzazione del progetto prevede:
1. la formazione dei ricercatori;
2. la realizzazione di una ricerca multidisciplinare;
3. la pubblicazione dei risultati della ricerca come presupposto indispensabile di orientamento e promozione culturale e turistica dei territori;
4. l’inserimento dell’opera nella collana “Documenti del nostro Tempo” Edizioni APES di cui l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” è azionista di maggioranza;
5. la produzione di materiali multimediali e plurilingue per l’inserimento dei risultati della ricerca nel sito ufficiale dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, degli istituti archivistici e bibliotecari coinvolti, con l’eventuale collegamento ai siti della Regione e di Università pugliesi.
Il progetto prevede inoltre coinvolgimento di Archivi, Biblioteche, Arte, Storia (della Chiesa; dei Territori e delle Comunità locali; delle Istituzioni); Beni architettonici e ambientali.
E’ possibile ipotizzare nella fase attuativa la partecipazione di :Assindustria di Capitanata, Camera di Commercio di Foggia, Biblioteca provinciale “La Magna Capitana” di Foggia, Archivio di Stato di Foggia, Soprintendenza archivistica per la Puglia
La ricerca può essere impostata seguendo tre linee- guida principali.
La prima linea - guida può interessare un censimento delle strutture ecclesiastiche e degli insediamenti religiosi e monastici maschili e femminili che hanno subito soppressioni legislative, codificate dalla storia delle istituzioni del Regno delle due Sicilie e, in successione regolate, dalla storia del diritto italiano dopo l' Unità d'Italia.
L'arco cronologico dello studio può spaziare dal secolo XVI al XX, in relazione alla storia documentata presso gli archivi, le biblioteche, ed i musei della Puglia e nazionali.
I passaggi istituzionali e le diverse utenze hanno contribuito a tramandare la memoria o la sopravvivenza delle strutture emergenti sul territorio, come validi punti di riferimento per l'urbanistica , l'architettura, la storia, il diritto, e la ricostruzione dell'eco ambiente, nonchè della fisionomia dell'assetto extra-urbano degli antichi territori in relazione all'attuale paesaggio.
In questa fase ci si potrà avvalere dei ricercatori dell'Istituto di Studi Politici S. Pio V, dell'Archivio di Stato di Foggia, dei rapporti con la Soprintendenza Archivistica per la Puglia, delle Università Statali e delle istituzioni universitarie della Libera Università S. Pio V.
La consulenza dei ricercatori storico-scientifici , in servizio presso gli Archivi di Stato e le Soprintendenze, si orienterà a fornire ,in base alla conoscenza della storia delle istituzioni archivistiche, ed alla propria esperienza professionale le indicazioni e le informazioni necessarie al reperimento delle fonti, alla loro qualità , quantità ed ubicazione, rispetto all'arco cronologico considerato.
La seconda linea - guida si articolerà in due fasi: un approccio organizzativo e ricerca sul campo presso tutte le sedi culturali che conservano tracce documentarie o fonti storiche, artistiche o archivistiche di rilevanza nell'hinterland delle province di Foggia, Bari e Roma.
La seconda fase riguarderà il cuore della ricerca su base inventariale e dei documenti originali custoditi presso gli Archivi di Stato, gli archivi privati, le biblioteche e le strutture culturali e religiose della Puglia, non che gli archivi delle Congregazioni Romane, ai quali gli istituti religiosi e monastici facevano capo.
La ricerca non potrà prescindere, inoltre, dalla consultazione degli archivi delle Soprintendenze preposte alla salvaguardia dei monumenti pugliesi e, ove fosse necessario, da uno studio inerente gli archivi delle Agenzie del Demanio di Bari e Foggia.
Verranno redatti degli inventari monotematici sui beni culturali studiati e, dove possibile, si tenterà la ricostruzione del cursus storico cronologico ed istituzionale del bene.
Si ritiene importante, ove possibile, completare le schede e gli studi sui beni culturali con un adeguato corredo fotografico da utilizzare sia in fase di pubblicazione, sia per la produzione di quella che verrà ad essere la fase conclusiva del lavoro di progettualità , cioè la terza ed ultima linea - guida.
La terza linea - guida comporterà la verifica delle schede dei beni studiati, la stesura dei risultati per la pubblicazione, ed infine, il riversamento dei dati sensibili nelle reti multimediali delle istituzioni culturali della Regione Puglia, dell'Istituto Studi Politici S.Pio V, del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Ricerche svolte
2007
Italia e Balcani, un’osmosi difficile ma inevitabile
La ricerca ha riguardato un attento studio di regioni italiane, nevralgiche nel fenomeno dei flussi miratori verso il nostro Paese, il Friuli Venezia Giulia e la Puglia, poiché rappresentano il primo impatto dell’emigrazione proveniente dai paesi balcanici considerati dal progetto di ricerca. Le regioni italiane considerate dalla ricerca rappresentano, inoltre, una testa di ponte per la penetrazione economica e politica nell’area in questione.
L’obiettivo conclusivo del progetto di ricerca è stato quello di riuscire a delineare un’ipotesi di programmazione e di linee guida per la formazione di risorse umane e professionali in grado di operare nelle istituzioni pubbliche di Albania, Romania e Bulgaria. A ciò si ritiene possibile pervenire proprio attraverso una ricerca che abbia come specifico riferimento i settori dell’ istruzione e dell’educazione, delle politiche giovanili, della formazione e dell’ occupazione, della formazione, dell’educazione degli adulti. Settori questi nei quali le regioni del Friuli Venezia Giulia e Puglia possono concorrere a realizzare percorsi formativi per figure professionali riconducibili tra l’altro anche al quadro delle istituzioni europee, della politica dell’Unione in materia di formazione e delle politiche di sviluppo, per la sicurezza locale e la cooperazione economica.
La "European dimension of education" tramite i programmi di formazione ed istruzione dell’Unione Europea , più di ogni altra attività comunitaria, tocca da vicino tante persone ogni anno, in tutti i Paesi della comunità . Questi programmi sostengono la modernizzazione dei sistemi d'istruzione e di formazione e motivano i diversi Paesi a migliorare i propri sistemi, così da favorire gli investimenti nel capitale umano. Fattore questo che per primo potrà consentire all’Europa, integrati i nuovi Paesi, di diventare l'economia più competitiva del mondo. E, comunque, non si può sottovalutare la imminente compatibilità , riconoscibilità e spendibilità dei titoli di studio conseguiti nei Paesi di nuovo ingesso, all’interno del mercato del lavoro e del circuito Università -formazione – mercato dell’intera Unione Europea.
La ricerca svolta indagando ed analizzando proprio il circuito istruzione–educazione-formazione–occupazione, ha toccato il nucleo vitale dei tre sistemi–paese . I parametri, infatti, su cui i giovani dei tre stati considerati devono confrontarsi nel loro immediato futuro, nella scelta del corso di istruzione, o dell'Università o di un percorso di formazione, è proprio legato al grado di apertura e di adesione ai programmi comunitari. Sapere, inoltre, in anticipo in che modo uno studente potrà arricchire il proprio percorso formativo con un'esperienza all'estero potrà incoraggiarlo ad esempio allo studio delle lingue straniere e nella scelta del proprio percorso formazione-occupazione.
Inoltre si potrà valutare diversamente l'arrivo negli istituti italiani di studenti provenienti da Albania, Romania e Bulgaria che potrebbero rappresentare una occasione di ulteriore crescita umana ed educativa del sistema Italia–Europa.
Lo sviluppo economico, territoriale e settoriale dei nuovi Paesi Ue assegna rilevanza ed attrazione all'istruzione e alla formazione professionale, e, quindi ad investimenti per lo sviluppo del capitale umano, attraverso interventi destinati all'innalzamento dei livelli delle competenze dei giovani e degli adulti.
Tanto nella considerazione, messa bene in evidenza dal Vicepresidente del Parlamento europeo – Mario Mauro, (d’origine pugliese), in una recente intervista, nella quale sottolinea che “il mercato unico esige la definizione di maggiori opportunità per la mobilità di lavoratori e studenti ossia di coloro che sono in procinto di acquisire delle qualifiche. Se vogliamo consolidare la posizione dell’Europa nella economia basata sulla conoscenza dobbiamo creare i presupposti adeguati. I sistemi europei di educazione e formazione specializzata devono soddisfare i requisiti di new economy e devono essere interconnessi. La strategia di Lisbona sottolinea l’esigenza di adattare i sistemi europei di istruzione e formazione alle esigenze dell’economia della conoscenza ribadendo la posizione che le nuove competenze di base , segnatamente in materia di tecnologia dell’informazione è una delle componenti principali di questo nuovo approccio” .
Si ritiene da più parti, infatti, che gli stati membri dovrebbero favorire forme di partenariato potenziando la comunicazione ed i portali internet istituzionali dedicati all'e-learning, in modo da permettere alle scuole dei diversi Paesi di essere interattive tra loro su progetti di conoscenza e di formazione
La conoscenza dell’eTwinning e di educational software, in particolare, può aiutare anche i piccoli stati a rispondere alle sfide della società della conoscenza e migliorare la qualità dell’apprendimento e dei processi formativi.
E’ possibile, infatti, determinare progetti formativi che coinvolgono una o più scuole in progetti interculturali o a programmi per educare gli studenti a un uso più efficace e responsabile delle nuove tecnologie. Gli insegnanti possono, d’altra parte, avere l'opportunità di mettere a confronto i loro metodi pedagogici con quelli degli insegnanti di altri paesi. Inoltre si può sperimentare con successo l’eTwinning come strumento eccellente per prepararsi più concretamente, in termini di mezzi economici e risorse umane, ad altri progetti europei, come per esempio Comenius e Lingua, realizzando così progetti transnazionali.
Il progetto di ricerca ha come orizzonte tematico la convinzione e l’obiettivo che facilitare l’acceso alle risorse dei sistemi formativi integrati e, soprattutto, rendere più efficace l’apprendimento, sono presupposti per le politiche di government e di sviluppo culturale ed economico, indispensabile per promuovere nei Paesi interessati la coesione sociale ed il dialogo interculturale, destinati, gioco forza, a favorire la loro integrazione nel contesto socio-economico-culturale europeo.
Per poter procedere su questa strada occorre a nostro avviso conoscere e, quindi, ricercare ed analizzare determinati indicatori, dati ed informazioni di quei sistemi sociali, con particolare riferimento alle fasce generazionali 14-18 anni e 30-35 anni, affinché da tale analisi si sviluppino progetti, programmi e percorsi che possano valorizzare le risorse umane dei tre paesi considerati.
Formare risorse umane direttamente nei paesi da cui proviene l’immigrazione, da un lato, può rappresentare un deterrente verso un flusso indiscriminato in Italia. Mentre, dall’altro, potrebbe risultare utile per favorire, laddove la scelta dell’emigrazione si realizzi, una integrazione nel mondo del lavoro più agile, che allontani lo spettro della disoccupazione, ma soprattutto quello del lavoro clandestino e dell’ingresso nell’universo criminale e ciò sia in caso di permanenza nel Paese di origine sia in caso di una scelta, che possiamo auspicare più consapevole, all’emigrazione verso l’Italia e l’Europa.
Il lavoro è stato strutturato in fasi distinte, ma funzionali e complementari tra loro ed indispensabili l’una all’altra per la completezza della ricerca.
FASE 1
Analisi: dello status quo politico, economico e sociale dei tre stati balcanici
Obiettivo: Sintetico focus sulla forma istituzionale assunta dopo il crollo del comunismo, e sulle caratteristiche organizzative del sistema paese. Nella considerazione che il cambio di governo e di organizzazione ha deposto improvvisamente e radicalmente anche alcune fondamentali “ agenzie educative”, nonché alcune strutture formative e per la animazione e la socialità : la domanda è come sono state sostituite e quali sono gli effetti di questi cambiamenti
Metodologia:
Al fine di monitorare con puntualità le situazioni contingenti si è proceduto all’analisi di due diverse tipologie di fonti primarie:
a) gli archivi statali e le documentazioni di fondazioni , istituzioni ed istituti, enti;
b) osservazione partecipante e tecnica di raccolta delle informazioni attraverso interviste discorsive con informatori locali istituzionali e non quali testimoni privilegiati.
Contemporaneamente è stata effettuata un’indagine di carattere qualitativo attraverso interviste dirette rivolte a campioni da individuare, rappresentativi delle diverse componenti sociali dei tre Paesi.
L’analisi dei dati rilevati ha consentito lo screening sulla composizione sociale, etnica, linguistica culturale di ciascun paese, al fine di ottenere una panoramica complessiva che ha consentito successivamente di procedere all’indagine sul campo delle situazioni in essere e dei possibili sviluppi.
FASE 2
Analisi: Delineamento del sistema di istruzione, formazione e delle agenzie educative e per la cultura dei paesi d’interesse (Romania, Albania, Bulgaria). Realizzazione di indagini qualitative e quantitative della percezione e della conoscenza delle popolazioni locali rispetto all’Europa e all’Italia.
Obiettivo: In particolare l’obiettivo è stato esaminare comparativamente il flusso migratorio di Romania e Albania, in quanto fenomeno di massa, e Bulgaria, monitorando il cambiamento sociale e culturale con riferimento all’ingresso in Europa. E’ possibile aver una idea più definita di questa fase del programma di ricerca se si considera l’obiettivo del gruppo di ricerca . Qui di seguito si esplicitano a puro titolo esemplificativo alcune delle possibili verifiche da effettuare, nella consapevolezza che i sistemi istituzionali pre esistenti erano fortemente radicati in alcuni ambiti ed attività sociali e formative. :
· Prima e dopo il comunismo come era e come è attualmente strutturato il sistema scolastico quello della formazione professionale, quello della cultura giovanile e della educazione degli adulti
· Quali erano e quali sono attualmente le agenzie educative e formative operanti e la loro organizzazione sul territorio, le eventuali relazioni con il sistema e le istituzioni per l’accesso al lavoro .
· Il rapporto delle due fasce generazionali considerate dalla ricerca, con io sport, la musica, il cinema etc. elementi caratteristici della cultura e della socializzazione dei passati sistemi istituzionali e politici, nonché l’ attuale utilizzo dell’informatica, della rete internet, della telefonia e delle tecnologie per la comunicazione e i media.
· Ed ancora, per le stesse fasce generazionali individuate ed oggetto della ricerca, i questionari appositamente strutturati e le relative griglie valutative, hanno consentito di verificare la struttura dei consumi, le mode e le abitudini alimentari, l’abbigliamento, l’ uso di alcool e di sostanze, i rapporti con i coetanei e con la famiglia, la condizione femminile, i gruppi sociali, il rapporto sociale ed educativo con le diverse abilità e le diverse culture e religioni, i rapporti e la percezione delle istituzioni interne di diverso livello e di quelle esterne ed internazionali etc.
· Analisi delle aspirazioni occupazionali, la conoscenza dell’Europa e dell’Italia le lingue ed i linguaggi conosciuti ed utilizzati, le esperienze di migrazione eventualmente vissute da parenti o amici e come queste abbiano influito sulle aspettative personali e siano state metabolizzate nelle due fasce generazionali considerate
2006
La generazione confusa: il mondo segreto degli adolescenti. Ricerca sociale sulla e_generation
L’idea, gli obiettivi e il progetto di ricerca.
La ricerca compiuta dalla e_learning formazione S.r.l. di Foggia in collaborazione con la Unistudio (associazione per la ricerca e l’alta formazione), e Nike_la rivista delle scienze politiche, ha analizzato oltre 20.000 ragazzi in tutta Italia e, conformemente ai risultati di altre ricerche compiute nel 2004 dall’ Eurispes e nel 2005 dal Censis, ha definito i tratti caratteristici dei nostri adolescenti e dei nostri giovani.
Sintesi : Li definiscono “global boys” o in termini generazionali i ragazzi della "e-generation": sono gli adolescenti del 2007, in età compresa tra i 12 e i 19 anni che viaggiano, navigano, comunicano e spendono molto.
Hanno il mondo a disposizione, tutta la voglia di scoprirlo grazie ai media e alla tecnologia, ma finiscono per sentirsi spesso soli, fragili, insicuri, con grandi paure (ad esempio del bullismo), e con un grande bisogno di attenzione e di ascolto.
Questi sono gli interpreti di una adolescenza sempre più anticipata, carica d’incertezze che si protrae a lungo, anche al di là del diciannovesimo anno, fino a, quando i ragazzi rimangono a vivere in casa.
La “ Ricerca sociale sulla e_generation” ha analizzato oltre 20.000 ragazzi in tutta Italia e, conformemente ai risultati di altre ricerche compiute nel 2004 dall’ Eurispes e nel 2005 dal Censis, ha definito i tratti caratteristici dei nostri adolescenti e dei nostri giovani.
Coccolati dai genitori, sicuri o insicuri di sé, allarmati dalle guerre, contrari all'aborto e alla fecondazione artificiale ma favorevoli al divorzio, i ragazzi italiani confermano che la famiglia è per loro il principale valore. Essa diviene il luogo di compensazione delle dinamiche e delle incertezze sociali e i genitori sono considerati ancora e sempre un modello di comportamento.
Un dato molto indicativo che mostra una generazione matura con modelli di valore e un forte domanda di attenzione e affetto. Ma, come sappiamo, non sempre la risposta attesa è poi realmente all'altezza della domanda.
I ragazzi, tuttavia, vivono la maggior parte dei loro rapporti e delle esperienze in ambito extrafamiliare; che siano le vacanze con gli amici, le serate al cinema, piuttosto che i pomeriggi passati davanti alla tv o a chattare in Rete, fa poca differenza. Una elevata percentuale di soggetti compresi nel campione oggetto dell’ indagine sembra confermare che la maggior parte degli adolescenti si sente molto o abbastanza sicuro di fronte alle proprie scelte future e che la stima altrui sia il fattore in grado di trasmettere loro sicurezza e amore.
Un campione elevato di adolescenti sostiene che si può costruire un futuro migliore solo con il proprio impegno personale. Più della metà conferma l’importanza nella vita personale della fede ma non dubita che il denaro eserciti una elevata attrazione.
Tra i comportamenti definiti immorali ed ampiamente contestati il maltrattamento degli animali e il tradimento in famiglia, nelle amicizie e nel lavoro A questi si aggiungono,con minore intensità , le bugie e le raccomandazioni, mentre non è ritenuto grave l'acquisto di cd-videogiochi-film pirata.
La scuola appare,dalla comparazione delle diverse ricerche, una tappa obbligata ed un importante luogo di socializzazione. Fortemente contestati, invece, i docenti dai quali molti degli adolescenti intervistati si sentono oppressi o totalmente trascurati, piuttosto che educati e formati. Il giudizio dei maschi sulla scuola è decisamente più negativo rispetto a quello delle femmine.
La Tv è definita generalmente divertente e nei sogni per il futuro permangono ai primi posti, come già nei sondaggi del triennio precedente, la ballerina, il calciatore ed il musicista.
Nel tempo libero i minori svolgono soprattutto attività fisica e preferiscono riunirsi tra loro al bar e in casa. Le forme di aggregazione delle generazioni precedenti, invece, sembrano essere definitivamente in crisi come attestato ad esempio, dai dati delle iscrizioni agli scout (Agisci -Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), dalla Fse (Federazione scoutismo europeo) e dal Cngei (Corpo nazionale guide escursionisti italiani).
Le scritte su muri, saracinesche di negozi e treni, non sono vandalismo secondo i nostri ragazzi, ma espressioni artistiche
L’indagine “Child, adolescents and teenage awkwardness, risk perception and internet addiction desorder“ appena conclusa dimostra, poi, che il 77% dei minori usa la rete senza particolari controlli di accesso, il 23% chatta, il 13% ha dichiarato di aver incontrato, almeno una volta, on line un adulto, presunto pedofilo, con cui ha parlato di sesso. Nel 70% dei casi questi minori non hanno riferito la cosa ai genitori.
La noia e la “sindrome della stanza rifugio” aumentano le loro vittime e i comportamenti alimentari segnano una crescente discontinuità di educazione alimentare, con preoccupanti aumenti dell’obesità , dell’anoressia e della bulimia. Non a caso il malessere di carattere fisico più sofferto risulta essere di natura gastrico intestinale.
L’omologazione degli stili di vita e dell’abbigliamento, l’uso dell’alcool e delle sostanze ed i rapporti sessuali precoci sono i requisiti indispensabili per l’accesso al gruppo – branco, ma rimane ancora troppo bassa ed insufficiente una adeguata educazione sessuale.
Restano, inoltre, in crescente aumento, i numeri degli adolescenti scomparsi, come confermato dai dati della Polizia di stato.





Istituto Studi Politici.
Nike la Rivista delle scienze politiche



